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	<title>Ricette di cucina italiana&#187; News</title>
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		<title>La rivoluzione Smoothie</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 14:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustorante</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[frullato]]></category>
		<category><![CDATA[frutta]]></category>
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		<description><![CDATA[La calura estiva ci porta verso alimenti e bevande &#8220;fresche&#8221; che ci aiutino a sopportare meglio le alte temperature.
Oltre ai vari gelati, ghiaccioli, frullati, da qualche tempo nei nostri supermercati sono arrivati gli smoothies. A differenza del milk-shake o del frullato, la novità consiste nel non avere il supporto del latte che lo rende anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La calura estiva ci porta verso <strong>alimenti</strong> e <strong>bevande &#8220;fresche&#8221;</strong> che ci aiutino a sopportare meglio le alte temperature.<br />
Oltre ai vari gelati, ghiaccioli, frullati, da qualche tempo nei nostri supermercati sono arrivati gli <strong>smoothies</strong>. A differenza del milk-shake o del frullato, la novità consiste nel non avere il supporto del latte che lo rende anche più digeribile.<br />
Anche la consistenza è decisamente diversa: più spessa di un frullato, più liquida di una purea, meno fresca rispetto a un sorbetto.<img class="alignright size-full wp-image-1463" title="smoothie" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/06/smoothie.jpg" alt="" width="265" height="300" /></p>
<p>Questa bevanda, nasce negli <strong>Stati Uniti</strong>, per mano di un barman che preparava <strong>frullat</strong>i e <strong>milk-shake</strong> per i suoi clienti ma non poteva gustarli perchè intollerante ai latticini.<br />
Decise cosi di provare a frullare della frutta con del semplice <a title="ghiaccio" href="http://www.gustorante.it/2010/06/11/la-granita-siciliana/" target="_self">ghiaccio</a> e la cosa gli piacque!</p>
<p>Lo smoothie riscosse da subito molto successo, sopratutto tra i salutisti per l&#8217;apporto di <strong>vitamine</strong> e il basso contenuto di<strong> calorie</strong>.<br />
La preparazione è veramente molto semplice: basta avere un frullatore (andrà bene anche un semplice robot da cucina) e decidere gli ingredienti da  utilizzare.<br />
Se poi vuoi &#8220;osare&#8221; perchè il conto della calorie non è un problema, puoi aggiungere dello <strong>yogurt</strong> o del <strong>gelato</strong> agli altri ingredienti per dare più consistenza e gusto al proprio smoothie.</p>
<p>L&#8217;arrivo anche nei banchi frigo di questi &#8220;preparati&#8221; rende il prodotto accessibile anche a quelle categorie che per pigrizia o impegno non possono prepararsi il composto a casa.<br />
Se ne trovano di diversi tipi e marchi: <strong>frutta esotica</strong>, <a title="verdura" href="http://www.gustorante.it/category/ricette_di_cucina/verdure-contorni/" target="_self"><strong>verdure</strong></a>, con le spezie e per renderla una bevanda davvero salutare, si possono aggiungere alghe, ginseng o polline, a seconda dei propri gusti.<br />
Il <strong>pack</strong> comodo e tascabile, lo rende un&#8217;ottima soluzione come spuntino lontano dai pasti.﻿</p>
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		<title>Il pesce azzurro</title>
		<link>http://www.gustorante.it/2010/06/16/il-pesce-azzurro/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 11:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustorante</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[pesce azzurro]]></category>
		<category><![CDATA[pesce povero]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci voleva una crisi economica per farci riscoprire il cosi detto pesce azzurro o povero.
Considerato un pesce di serie B, per anni gli sono stati preferiti orate, sogliole, dentici e branzini.  Veniva ributtato in mare perchè non aveva mercato, ma adesso grazie anche ai consigli dei nutrizionisti è finalmente tornato sui banchi delle nostre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci voleva una crisi economica per farci riscoprire il cosi detto pesce azzurro o povero.<img class="alignright size-full wp-image-1458" title="pesce azzurro" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/06/pesce-azzurro2.jpg" alt="" width="312" height="234" /></p>
<p>Considerato un pesce di serie B, per anni gli sono stati preferiti orate, sogliole, dentici e branzini.  Veniva ributtato in mare perchè non aveva mercato, ma adesso grazie anche ai consigli dei nutrizionisti è finalmente tornato sui banchi delle nostre pescherie e perfino gli chef più importanti si sbizzarriscono a consigliare ricette per cucinarlo.Nella categoria del pesce azzurro, rientrano diverse tipologie di pesce, ognuno con le sue caratteristiche e  proprietà nutrizionali.</p>
<p>Ecco quindi alcuni consigli per conoscere questi pesci e per dilettarsi in facili<a title="ricette" href="http://www.gustorante.it/category/ricette_di_cucina/" target="_self"> ricette</a>:</p>
<p><strong>ALICE o ACCIUGA:</strong><br />
Pesce di piccole dimensioni è uno dei principali rappresentanti del pesce povero.Popola il Mediterraneo, l&#8217;adriatico e il canale di Sicilia.<br />
È un pesce che si muove in branco e ha una pigmentazione iridescente.<br />
È considerato un pesce semigrasso adatto anche ai più piccoli, in frittura o in gratin vengono esaltate le sue carni, ideale anche sotto sale e sott&#8217;olio.</p>
<p><strong>ALICI ARROSTITE AL BALSAMICO</strong><br />
<strong>Ingredienti </strong>per 4 persone<br />
Alici, aceto balsamico, sale q.b. pepe q.b., insalata.<br />
<strong>Procedimento:</strong><br />
Eviscerare le alici e lavarle bene. Infarinarle leggermente eliminando la farina in eccesso.<br />
A questo punto arrostire le alici in una padella antiaderente unta d&#8217;olio e molto calda.<br />
Girarle una sola volta con l&#8217;aiuto di una pinza da cucina facendo attenzione all&#8217;integrità delle alici.<br />
Salare leggermente e a cottura ultimata, quando le alici si cominciano ad aprire dalla parte della coda, spruzzate con aceto balsamico e lasciar evaporare. Servire ben calde su letto di insalate.<img class="alignleft size-medium wp-image-1459" title="pesce azzurro" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/06/pesce-azzurro-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" /></p>
<p><strong>SGOMBRO:</strong><br />
Di medie dimensioni, presenta una colorazione blu-verde è presente nel Mediterraneo, Mar nero e lungo le coste atlantiche dell&#8217;Europa e dell&#8217;America settentrionale.<br />
È un pesce grasso, quindi si consiglia una cottura con poco o senza condimento.<br />
Grazie al suo sapore intenso, si presta bene per  essere affumicato o cucinato al forno o in casseruola con vino e aceto. Le sue carni bianche contengono un buon apporto di sali minerali e vitamine che lo rendono l&#8217;ideale come alimento nelle diete.</p>
<p><strong>FILETTI DI SGOMBRO GRATINATI</strong><br />
<strong>Ingredienti per 4 persone</strong><br />
1 confezione di dischi di sgombro surgelati (almeno 4 pz.), 5-6 pomodorini, una manciata di olive nere, sale, pane grattugiato misto a farina q.b., olio, sale e peperoncino in polvere.<strong></strong><br />
<strong>Procedimento:</strong><br />
Disporre i dischi di sgombro in una teglia da forno, condire con olio extra vergine di oliva, aggiungere i pomodorini tagliati a metà, le olive nere, sale e peperoncino e per ultimo cospargere di pane grattugiato e farina. Infornare la teglia per 15-20 minuti</p>
<p><strong>SUGHERELLO o SURO:</strong><br />
Può raggiungere i 50 cm di lunghezza, ha un colore argentato ed è considerato un pesce cosmopolita  molto diffuso nel Mediterraneo e anche nei mari meridionali e vive in acque profonde, oltre i 500 metri.<br />
Le sue carni sono saporite e appena pescato viene consumato crudo.</p>
<p><strong>ANTIPASTO MOLISANO DI MAREIngredienti per 6 persone</strong><br />
3 sgombri, 2 suri, 1 polipo, cuore di un sedano, un vasetto di giardiniera, una scatoletta di tonno, succo di un limone<br />
Tempo di cottura: 40 minuti<br />
<strong>Procedimento:</strong><br />
Pulire e lessare i pesci, spinarli e tagliare il polipo a pezzi.<br />
Tritare grossolanamente nel robot da cucina la giardiniera unire poi i pesci spinati il polipo tagliato a pezzi,il limone e il tonno. Mescolare e mettere in frigo.</p>
<p><strong>ARINGA:</strong><br />
Pesce di piccole dimensioni, abita i freddi mari del nord.<br />
Sui nostri mercati viene venduta salata o essiccata, successivamente da spellare e lasciare a bagno nel latte per almeno 12 ore.</p>
<p><strong>INSALATA DI ARANCE E ARINGA<br />
Ingredienti:</strong><br />
6 Arance (di Cui Almeno 2 Del Tipo Sanguinelle)<br />
1 Aringa Salata Affumicata<br />
1 Cuore Sedano<br />
Abbondante Olio D&#8217;oliva<br />
Poco Sale<br />
Pepe<br />
<strong>Preparazione:</strong><br />
Sbucciare e tagliare a tocchetti non molto piccoli le arance, disporle in una coppa, quindi aggiungere l&#8217;aringa diliscata e il cuore di sedano tagliato a pezzetti. Condire con abbondante olio, poco sale, pepe macinato al momento e servire.</p>
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		<title>La granita siciliana</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 14:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustorante</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[frutta]]></category>
		<category><![CDATA[granita]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[I segnali meteorologici ci sono tutti, la bella stagione è arrivata e per sopportare meglio la calura la granita è un ottima soluzione!
Già..ma a chi dobbiamo dire grazie per questa &#8220;invenzione&#8221;?
Non si tratta di nazionalismo, è accertato che la granita, la vera granita DOC nasce in Italia, precisamente in Sicilia,  diffondendosi poi nel resto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->I segnali meteorologici ci sono tutti, la bella stagione è arrivata e per sopportare meglio la calura la <strong>granita</strong> è un ottima soluzione!<br />
Già..ma a chi dobbiamo dire grazie per questa &#8220;invenzione&#8221;?</p>
<p>Non si tratta di nazionalismo, è accertato che la granita, la vera granita <strong>DOC </strong>nasce in Italia, precisamente in <a title="sicilia" href="http://www.gustorante.it/2010/02/16/arance-rosse-di-sicilia/" target="_self"><strong>Sicilia</strong></a>,  diffondendosi poi nel resto d&#8217; Italia, basti pensare che negli scavi di <strong>Pompei </strong>sono stati rinvenuti dei contenitori, chiamati <strong>THERMOPOLIA</strong> dove veniva mantenuto freddo il ghiaccio, che poi veniva mescolato con miele e succhi di frutta.</p>
<p><a href="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/06/Granita.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1454" title="Granita" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/06/Granita.jpg" alt="" width="250" height="360" /></a></p>
<p>Ma è in <strong>Sicilia</strong>, alle pendici dell&#8217;<strong>Etna</strong> che venivano scavate grosse buche per la conservazione del ghiaccio e  dove si è perfezionato la miscela di ghiaccio e frutta. Grazie anche al dominio arabo che contribui&#8217; al miglioramento, la granita è poi diventata famosa in tutto il mondo.</p>
<p>Oggi è possibile trovare granite a tutti i gusti, anche i più bizzari, ma la classica al limone risulta la più gettonata. In Sicilia, la tradizione ha conservato intatta la ricetta. qui troverete una granita diversa da quella che vi propongono nel resto d&#8217;Italia, dove il ghiaccio predomina sul gusto, mentre nella vera granita è esattamente il contrario. Ecco perchè, tradizione vuole, che i siciliani inizino la loro giornata facendo colazione con  la granita (preferibilmente di mandorla), accompagnata dalla tipica  brioches calda &#8220;col tuppo&#8221; (un cornetto con una cupola centrale) che crea un piacevole contrasto con la granita.</p>
<p>Le varianti poi possono essere innumerevoli, cambiando da città a città: a Messina, dove è stata creata la granita al caffè, viene servita con la panna montata, a Catania la più gettonata è al gusto di pistacchio, tipico della zona e  a Catania, è stata creata quella con le mandorle.</p>
<p>Per tutti i gusti, la granita mette d&#8217;accordo tutti, e il suo successo è in gran parte dovuto anche alla sua semplicità .Ecco di seguito la ricetta per fare la granita direttamente a casa per  portare un pò di Sicilia in tutta Italia!</p>
<p><strong>Granita al limone</strong></p>
<p><strong>INGREDIENTI </strong><br />
1/2 litro di succo di limone<br />
1 litro di acqua<br />
zucchero a piacere</p>
<p>Versate l’acqua e il succo di limone (che avrete ottenuto voi stessi dalla spremitura di una decina di limoni maturi e succosi) dentro a una pentola che metterete sul fuoco. Lasciate scaldare un pò il composto e cominciate a versare dello zucchero mescolando continuamente perchè si sciolga bene. Quando ritenete che sia abbastanza zuccherata per i vostri gusti scendete dal fuoco e lasciate raffreddare completamente.</p>
<p>A questo punto trasferite il liquido dentro a una vaschetta in grado di contenere almeno un chilo di prodotto (potete riutilizzare una di quelle del <strong>gelato</strong>) e ponete in freezer ricordandovi di dare una mescolata di tanto in tanto. Prima di consumarla va lasciata scongelare un pò e mescolata bene perchè assuma una consistenza cremosa.</p>
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		<title>Bistecca alla Fiorentina, regina tra i secondi</title>
		<link>http://www.gustorante.it/2010/05/17/bistecca-alla-fiorentina-regina-tra-i-secondi/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 12:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustorante</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Antica Macelleria Cecchini]]></category>
		<category><![CDATA[bistecca alla fiorentina]]></category>
		<category><![CDATA[chianti classico docg]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Cecchini]]></category>

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		<description><![CDATA[« Perché poi – fuori di Toscana – un la sanno nemen tagliare: la fanno bassa, senza filetto&#8230; Basta tu guardi le bistecche disossate! Icché le sono: braciole! Ma pe&#8217; noi la bistecca&#8230; arta tre diti! Ma un la sanno nemmen còcere&#8230; la bistecca: zàzzà! e via! » (Accademia della Crusca. Bistécca)
Come potrete capire dalla citazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><a name="CITEREF"></a><strong>«</strong> Perché poi – fuori di Toscana – un la sanno nemen tagliare: la fanno bassa, senza filetto&#8230; Basta tu guardi le bistecche disossate! Icché le sono: braciole! Ma pe&#8217; noi la bistecca&#8230; arta tre diti! Ma un la sanno nemmen còcere&#8230; la bistecca: zàzzà! e via! <strong>» (</strong><cite><strong>Accademia della Crusca. </strong></cite><cite><a href="http://www.accademiadellacrusca.it/bistecca.shtml"><em><strong>Bistécca)</strong></em></a></cite></p>
<p><cite>Come potrete capire dalla citazione riportata, l&#8217;argomento di cui tratteremo oggi è la <strong>Bistecca alla Fiorentina</strong>!</cite></p>
<p><cite>Appartenente  e radicata nella  tradizione fiorentina, questo non è un semplice piatto bensì  una vera e propria “</cite><cite><em>religione” </em></cite><cite>della cucina toscana. D&#8217;importanza primaria è il </cite><cite><strong>taglio</strong></cite><cite>: la bistecca si ottiene infatti dal taglio della parte lombare (lombata) del vitello, rigorosamente di razza chianina, caratterizzato dal tipico osso a forma di “T” che divide la parte del controfiletto da quella del filetto. </cite></p>
<p><cite><img class="alignleft size-full wp-image-1444" title="bistecca" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/05/bistecca1.jpg" alt="" width="211" height="257" />L&#8217;altezza della carne deve essere di circa due dita e mezzo- si dice che la bistecca debba stare, di lato, in piedi da sola- e di un peso che va da 1 kg a un massimo di 2. Al momento della cottura la <a title="carne" href="/2010/03/01/la-finocchiona-toscana/" target="_self">carne</a> deve essere a temperatura ambiente per evitare che diventi troppo dura o stopposa e frollata per 5 giorni (non di più). </cite></p>
<p><cite>Taglio e cottura sono elementi imprescindibili per una </cite><cite><strong>Bistecca alla Fiorentina</strong></cite><cite> degna di questo nome, per questo non dovrà essere usata una griglia elettrica o una semplice piastra ma bensì una griglia riscaldata con brace di carbone di legna. I tempi di cottura- massimo 5- devono garantire una  crosta all&#8217;esterno e una carne morbida e quasi cruda all&#8217;interno: la vera </cite><cite><em>Fiorentina</em></cite><cite> deve essere </cite><cite><strong>al</strong></cite><cite> </cite><cite><strong>sangue</strong></cite><cite>! No al limone e pochissimo olio-meglio sarebbe non metterlo del tutto- si a un&#8217;eventuale macinata di pepe ed  a un buon Chianti:  ecco come non solo gustare un piatto semplice e ottimo, ma onorare una tradizione antica e difesa strenuamente nei secoli dai cuochi toscani.</cite></p>
<p><cite> Parlando  di Bistecca come non citare il famosissimo macellaio- poeta </cite><cite><strong>Dario Cecchini</strong></cite><cite> (nella foto) che a Panzano in Chianti ha fatto della sua storica macelleria punto di riferimento e “pulpito” dal quale declamare-in versi o meno- la bontà e le virtù della cosiddetta “</cite><cite><em>ciccia</em></cite><cite>”.<img class="alignright size-full wp-image-1446" title="dario cecchini" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/05/dario-cecchini1.jpg" alt="" width="220" height="148" /></cite></p>
<p><cite>L&#8217;Antica Macelleria Cecchini è infatti il tempio dentro al quale è possibile trovare carne di prima scelta, dal manzo al <a title="maiale" href="/2010/03/01/la-finocchiona-toscana/" target="_self">maiale</a> passando per l&#8217;agnello, ma anche <a title="vino" href="/2009/10/07/vinpepato/" target="_self">vino</a> ed erbe che provengono direttamente dall&#8217; azienda agricola di proprietà di Dario.</cite></p>
<p><cite> Se siete in zona fermatevi anche in uno dei suoi ristoranti (Mc Dario, Solociccia e l&#8217;Officina della Bistecca) dove l&#8217;ospitalità e il concetto di “</cite><cite><em>convivio</em></cite><cite>” &#8211; si mangia tutti allo stesso tavolo!- sono alla base del concetto che mangiare, e bene, è condividere gioia e piacere.</cite></p>
<p><cite>A questo punto buon appetito a tutti e come direbbe Dario “</cite><cite><em>W la Ciccia!</em></cite><cite>”</cite></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lardo di Colonnata, il piacere dalle Alpi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 13:49:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustorante</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Carrara]]></category>
		<category><![CDATA[Colonnata]]></category>
		<category><![CDATA[lardo]]></category>
		<category><![CDATA[stagionatura]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il lardo e il marmo hanno una storia comune e non solo dettata dal territorio da cui provengono.
Questi due elementi che caratterizzano la zona di Carrara e dintorni, come ci riportano testi storici,  sono legati da tradizione e cultura. Ma andiamo con ordine: il lardo è una specialità che ha reso celebre in tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><img class="size-full wp-image-1440 alignright" title="lardo_di_colonnata_big" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/05/lardo_di_colonnata_big.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p>Il <strong>lardo </strong>e il<strong> marmo</strong> hanno una storia comune e non solo dettata dal territorio da cui provengono.</p>
<p>Questi due elementi che caratterizzano la zona di <strong>Carrara</strong> e dintorni, come ci riportano testi storici,  sono legati da tradizione e cultura. Ma andiamo con ordine: il lardo è una specialità che ha reso celebre in tutto il mondo <strong>Colonnata</strong>, un borgo che sorge alle pendici delle <strong>Alpi Apuane </strong>che si trova vicino alla città di Carrara, anch&#8217;essa famosa a livello internazionale per escavazioni di marmo. Vi chiederete come fanno ad avere caratteristiche comuni due prodotti cosi diversi, la risposta sta nelle abitudini che si radicano nella storia e portano avanti il concetto di tradizione.</p>
<p>Il lardo, infatti, nasce come companatico dei cavatori che svolgendo un lavoro duro e faticoso, avevano bisogno di alimenti che supportassero a livello calorico il disagevole compito   dell&#8217;escavazione.</p>
<p>In tempi più recenti, con i moti del 1894 assunse anche il nome di<strong>“cibo  degli anarchici</strong>”, perché i rifugiati in montagna si portarono appresso i maiali che servirono per il loro sostentamento, grazie alle abili tecniche di <a title="stagionatura" href="/2009/11/25/salsiccia-stagionata-sotto-grano/" target="_self">stagionatura</a> dei Colonnatesi.</p>
<p>Questo<a title="salume" href="/2010/03/01/la-finocchiona-toscana/" target="_self"> salume</a>, viene ricavato dallo strato grasso della schiena del maiale, ripulita in una seconda operazione della parte più spugnosa e grassa e riposta in una <strong>conca di marmo</strong> precedentemente cosparsa di aglio e aromi. Il primo strato di lardo viene adagiato su un letto di sale in grani, pepe nero appena macinato, rosmarino e salvia a pezzetti. La conca viene riempita, alternando strati di lardo al sale e  agli aromi e infine coperta da una lastra di marmo per un periodo di stagionatura che va dai sei ai dieci mesi.</p>
<p>L&#8217;elemento che caratterizza questo prodotto è proprio la <strong>stagionatura</strong> che regala un sapore particolare e unico dato anche dall&#8217;aggiunta di cannella, chiodi di garofano, anice stellato e origano.La particolarità di questo eccellente prodotto, è data anche dalla tecnica usata per la stagionatura che è rimasta invariata nei secoli,  anche se la materia prima ha subìto cambiamenti nel corso dei anni.Il miglior modo per assaporare questo salume è gustarlo su una semplice fetta di pane arrostita e a questo punto le vostre papille gustative non potranno altro che ringraziarvi!</p>
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		<title>La finocchiona Toscana</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 11:56:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustorante</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alimento tipico della Toscana e prodotto in tutta la regione già dal Medioevo, questo insaccato particolarissimo viene preparato con carne di maiale ed è caratterizzato dal profumo di finocchio, i cui semi si trovano all’interno del prodotto e gli conferiscono un sapore unico.
La finocchiona viene preparata con la spalla del maiale e la pancia, poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alimento tipico della Toscana e prodotto in tutta la regione già dal Medioevo, questo insaccato particolarissimo viene preparato con carne di maial<a href="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/03/finocchiona.jpg"><img class="alignright size-medium  wp-image-1400" title="finocchiona toscana" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/03/finocchiona-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a>e ed è caratterizzato dal <em>profumo di finocchio</em>, i cui semi si trovano all’interno del prodotto e gli conferiscono un sapore unico.</p>
<p>La finocchiona viene preparata con la spalla del maiale e la pancia, poi viene aromatizzata con i semi di finocchio, un po’ di aglio, sale e pepe e…un po’ di vino per insaporire. Poi viene lasciata stagionare, finchè non ne prende il sapore e l’odore.</p>
<p>Questo insaccato è ottimo da gustare con semplice pane toscano sciapo senza nessun altro condimento, in modo da sentirne in pieno il sapore gustoso, il tutto può essere benissimo accompagnato da un buon bicchiere di vino rosso toscano tipo Chianti o Rosso di Montalcino.</p>
<p>La finocchiona in versione più fresca viene chiamata <strong>sbriciolona</strong>, perché viene fatta stagionare per un tempo minore e viene tagliata in modo più irregolare, ma sempre ottima per un pasto casereccio.</p>
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		<title>Arance rosse di Sicilia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 10:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustorante</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel territorio dell&#8217;antica Trinacria, la calda e soleggiata Sicilia, troviamo uno dei prodotti più consumati e più esportati del territorio: l&#8216;arancia rossa di Sicilia IGP. Portata sull&#8217;isola probabilmente dalla lontana terra della Cina, è un frutto prelibato per il palato, da gustare in purezza, ma oggi molto usato anche nella cucina agrodolce, per molte salse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/02/arancia001.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1395" title="arancia rossa" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/02/arancia001.jpg" alt="" width="400" height="351" /></a>Nel territorio dell&#8217;antica <em>Trinacria</em>, la calda e soleggiata Sicilia, troviamo uno dei prodotti più consumati e più esportati del territorio: l<strong>&#8216;arancia rossa di Sicilia IGP</strong>. Portata sull&#8217;isola probabilmente dalla lontana terra della Cina, è un frutto prelibato per il palato, da gustare in purezza, ma oggi molto usato anche nella cucina agrodolce, per molte salse specialmente di accompagnamento alle carni saporite. Le origini e gli usi antichi di questo frutto sono testimoniate anche da molte documentazioni e trattati sul mondo agricolo.</p>
<p>L&#8217;arancia rossa ha caratteristiche organolettiche specifiche, che la rendono inconfondibile: la <strong>buccia</strong> arancio con riflessi rossastri,il <strong>colore</strong> del frutto, rosso vivo, spesso tendente al bordeaux, ed un sapore dolce e gustoso della polpa. Tutte queste sono le caratteristiche che noi tutti vediamo subito, ma il <em>Consorzio</em> a tutela dell&#8217;arancia rossa di Sicilia deve controllare moltissimi altri fattori, che ne rispettino la qualità, in modo da avere il prodotto ad Indicazione geografica protetta che tutti amiamo mangiare. A partire dal diametro, che deve essere di una certa misura, oppure il rapporto di maturazione e la resa in succo. Tutte queste attenzioni e regole sono fondamentali proprio per tutelare il prodotto da eventuali contaminazioni.</p>
<p>Le <strong>arance rosse</strong> che fanno parte del Consorzio sono coltivate in zone precise limitrofe ai comuni di Catania, Siracusa, Ragusa ed Enna e sono tre: il Moro, il Sanguinello e il Tarocco, con tutte le loro varietà, a seconda del periodo di raccolta e della maturazione raggiunta, e, cosa importante anche per le escursioni termiche tra giorno e notte, che ne determinano la pigmentazione  rossa, talvolta con venature sanguigne.</p>
<p>Oltre ad essere inequivocabilmente un prodotto ottimo, l&#8217;arancia rossa ha delle grandi qualità da un punto di vista nutritivo e per la <em>salute</em>. La presenza di <strong>vitamica C</strong> è alta nella polpa, ma anche nelle venature bianche vicino alla buccia e, cosa che forse non tutti sanno, per assumerne la giusta quantità giornaliera, si deve mangiare il frutto fresco. La vitamina C è volatile, questo significa che va consumata subito, mentre la spremuta, che rimane comunque una gustosa bevanda, perde questa qualità.</p>
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		<title>Formaggi Pecorini del sud Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 16:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustorante</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Formaggi italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Formaggi Pecorini del sud Italia]]></category>

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Gustosi ricchi di sapore, da sempre i preferiti dai contadini e dagli allevatori del centro-sud, come un bel viaggio alla scoperta dei pecorini Italiani meno noti, non ci soffermeremo quindi sui prodotti Toscani o Sardi ma andremo a vedere i formaggi dalla lunghissima tradizione ai più sconosciuti.
Partiamo dalla Lucania, dalla Val Sarmento per la precisione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/01/Formaggi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1381" title="Formaggi" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/01/Formaggi.jpg" alt="" width="586" height="488" /></a></p>
<p><a href="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/01/Formaggi.jpg"></a>Gustosi ricchi di sapore, da sempre i preferiti dai contadini e dagli allevatori del centro-sud, come un bel viaggio alla scoperta dei pecorini Italiani meno noti, non ci soffermeremo quindi sui prodotti Toscani o Sardi ma andremo a vedere i formaggi dalla lunghissima tradizione ai più sconosciuti.<br />
Partiamo dalla Lucania, dalla Val Sarmento per la precisione, la provincia è quella di Potenza anche se molto distante, siamo al confine con la Calabria nel territorio del parco del Pollino.<br />
Da più di 500 anni nei paesi si San Paolo e San Costantino Albanese vive la comunità Arbëreshe da sempre pastori, i loro formaggi pecorini sono unici per lavorazione e sapore.</p>
<p><a href="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/01/fuscella-con-formaggio.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1380" title="fuscella con formaggio" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/01/fuscella-con-formaggio-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>La produzione di questi formaggi è antica fatta con animali geneticamente sani con pecore di razza Sarda e alimentati tutti con prodotti coltivati nelle aziende locali, quindi la coltivazione e strettamente biologica. Il formaggio di pecora deriva da una cultura prettamente meridionale in genere ma Arbëreshe in particolare. Gli Albanesi infatti erano pastori o mercenari. La raccolta della cagliata avviene con un grande cucchiaio di ciliegio, questa, tramandata nei secoli perché riesce a trasmettere alla cagliata delle proprietà che ne determina la bontà.</p>
<p>Sempre nel parco del Pollino ma a Terranova per cercare di capire come abbinare in cucina questi splendidi formaggi, per esempio la ricotta di pecora si può abbinare con un cotto di fichi, oppure il pecorino si abbina deliziosamente con dei mieli della zona fatti di arance o di castagna.<br />
Il formaggio un po più stagionato invece lo possiamo abbinare con una marmellata di peperoncino che naturalmente regala i colori ed i sapori del sud.<br />
Potremmo anche preparare dei gustosi cavatelli che salteremo in padella con dell’Olio extra vergine di oliva e timo ed una spruzzatina di questo fantastico pecorino grattugiato.</p>
<p><a href="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/01/picinisco-scamosciato.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1378" title="Picinisco scamosciato" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2010/01/picinisco-scamosciato.jpg" alt="" width="227" height="270" /></a>Spostandoci invece più a nord nel Lazio esattamente in Val Comino provincia di Frosinone. Pensate questo territorio confinante con la Campania e con l’Abruzzo all’inizio del 900 ospitò per un certo periodo lo scrittore David Herbert Lawrence che qui trovò l’ispirazione per il romanzo: la ragazza perduta. Ma la Val Comino è famosa soprattutto per i suoi pecorini ed altri formaggi.<br />
Quello famoso però è il pecorino di Picinisco, un delizioso formaggio prodotto con latte di animali al pascolo. La stagionatura varia dai 15 ai 30 giorni per produrre un formaggio cosiddetto “Scamosciato” . L’alternativa è quello “Conciato” questo perché la crosta viene trattata con delle erbe di montagna che all’epoca serviva da antibatterico per la  conservazione. Un altro formaggio delizioso e sfizioso è fatto con latte di capra è la “Marzolina” fatto sempre con latte di animali al pascolo e caglio.<br />
Questi formaggi si abbinano benissimo con una vasta scelta di vini sempre della zona.</p>
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		<title>Gaeta tra sapori e storia</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustorante</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gaeta tra sapori e storia]]></category>
		<category><![CDATA[olive Gaeta]]></category>
		<category><![CDATA[Tiella di Gaeta]]></category>

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		<description><![CDATA[Porto commerciale e militare, importantissimo da millenni, fortezza sottoposta ad assedi e successive occupazioni: Gaeta in provincia di Latina è famosa al mondo soprattutto per le sue olive.
Piccole, succose a polpa violacea queste olive si prestano sia per la produzione di olio sia alla produzione di olive in salamoia.
La leggenda narra che già i marinai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Porto commerciale e militare, importantissimo da millenni, fortezza sottoposta ad assedi e successive occupazioni: Gaeta in provincia di Latina è famosa al mondo soprattutto per le sue olive.</p>
<p>Piccole, succose a polpa violacea queste <strong>olive</strong> si prestano sia per la produzione di olio sia alla produzione di olive in salamoia.</p>
<p>La leggenda narra che già i marinai di Enea passando lungo le coste nell’acqua trovarono questi frutti e assaggiandoli ne percepivano il sapore perché l’acqua del mare li aveva già trasformati in “olive in salamoia”.</p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2009/11/tiella_01.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1370" title="Tiella di Gaeta" src="http://www.gustorante.it/wp-content/uploads/2009/11/tiella_01-300x225.jpg" alt="Tiella di Gaeta" width="240" height="180" /></a>Altra specialità da preparare in tanti modi da sola o con altro sapori del mare è: l’<strong>alice</strong>, conservata sotto sale fin dal tempo dei romani. Un altro piatto dalla storia secolare quasi scomparso qualche anno fa, ma ora rilanciato con passione dall’associazione “Gaetavola” è: la “<strong>Tiella</strong>”. Due sottili strati circolari di pasta da pane sovrapposti e chiuso ai bordi. All’interno una farcia a base di prodotti della zona che possono variare in base alle stagioni ed alla fantasia. Si va dalle uova al formaggio caprino alla salsiccia, anche se di solito si ricorre al pesce olive e verdure.</p>
<p>Il nome “Tiella” deriva dal contenitore che viene utilizzato per cuocerla ne forno che è la teglia e a sua volta deriva dal latino “tegula”. E’ un prodotto caratteristico che viene utilizzato da secoli soprattutto per pescatori e marinai che potevano portare con loro un prodotto che resistesse tranquillamente per tre, quattro o cinque giorni. Anche in questo caso la leggenda narra che Ferdinando 4° di Borbone dopo uno degli ultimi assedi subiti da Gaeta nel 1806, si invento questa pietanza che lui definì essere completa e cioè: un primo, secondo e terzo in quanto comporta da carboidrati proteine e verdure.</p>
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		<title>Il Vinpepato, un elisir storico</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 09:49:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustorante</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ricette vinpepato]]></category>
		<category><![CDATA[vinpepato crete senesi]]></category>
		<category><![CDATA[vinpepato toscano]]></category>

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		<description><![CDATA[Un liquore dolce amaro, una nuova trovata che nasce però da una ricetta secolare che mette insieme Toscana e Veneto.
Siamo a Asciano, al centro dello splendido territorio delle Crete Senesi, qui, durante il restauro di un’antica farmacia, sono venuti alla luce degli appunti di un antenato dei proprietari, alchimista e speziere di fine settecento.
Pensate, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un liquore dolce amaro, una nuova trovata che nasce però da una ricetta secolare che mette insieme Toscana e Veneto.</p>
<p>Siamo a Asciano, al centro dello splendido territorio delle Crete Senesi, qui, durante il restauro di un’antica farmacia, sono venuti alla luce degli appunti di un antenato dei proprietari, alchimista e speziere di fine settecento.<br />
Pensate, il palazzo che la ospita ha nel suo interno i resti di una villa Romana del primo secolo dopo Cristo. L’origine del prodotto stesso è quello di una ricetta trovata negli scaffali di questa farmacia, si parla di un infuso fatto con tutte quelle che erano le disponibilità dell’epoca, nelle spezierie e farmacie.</p>
<p>Si parla di chiodi di garofano, cannella. Si parla di quelle spezie, sostanze di origine naturale e vegetale che uno poteva trovare nelle farmacie.</p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2009/10/Vinpepato_nEWS.jpg"><img src="/wp-content/uploads/2009/10/Vinpepato_nEWS-292x300.jpg" alt="Vinpepato" title="Vinpepato" width="292" height="300" class="alignright size-medium wp-image-1322" /></a>Qui entra in gioco la competenza Veneta, trevigiana per la precisione, per dare un nome ed una forma a questa infusione di spezie, erbe, radici a base di Sangiovese fortificato.</p>
<p>I passaggi importanti sono: l’infusione assoluta delle erbe naturali che vengono ritrovate nel territorio, viene usato dell’alcool di vino, vengono usati degli zuccheri di uva, vengono usati tutti prodotti naturali che possono dare forza ma soprattutto qualità al prodotto in infusione. Il vinpepato in realtà nasce da un prodotto legato al territorio: il panpepato ed entrambi hanno come ingrediente principale il pepe garofanato.</p>
<p>Anche lo chef Pancrazio Caramello dell’Enoteca Italiana (l’unico istituto pubblico che promuove le eccellenze enologiche italiane) nella vicina Siena ha creato un “tortino di ricciarelli con riduzione di vinpepato”.</p>
<p>I prodotti base sono:<br />
· Farina<br />
· Burro<br />
· Cioccolato fondente<br />
· Ricciarelli</p>
<p>Tutto il composto va inserito in degli stampini e messo in forno per nove minuti a 200 gradi. Poi si mette nel piatto con la riduzione di Vinpepato e zucchero.</p>
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